Chi ha visto ieri sera la puntata di
Report (Rai) sarà rimasto allibito scoprendo che la maggior parte delle
pensioni integrative vengono gestite da
SGR legate a
Banche e quindi con
conflitti d’interesse nella gestione. Banche che investono il danaro dei risparmiatori i quali potrebbero non ricevere indietro nemmeno il danaro depositato tramite quota di T.F.R. nei fondi di pensione.
Si, perchè con la riforma che entrerà in vigore nel 2008 (salvo nuove decisioni dell’attuale governo), i lavoratori dovranno decidere dove destinare il proprio Trattamento di Fine Rapporto, scegliendo tra il deposito in azienda (come adesso, insomma), fondi pensioni presso banche ed assicurazioni o quelli prevista dalla contrattazione collettiva. Il
silenzio-assenso del lavoratore (nei 6 mesi di tempo concessi dall’entrata in vigore del decreto) comporterà l’automatica scelta (appunto “
assenso“) della soluzione prevista dal legislatore, che ancora non si conosce.Ma se è effettivamente si è evidenziato come i conti matematici dimostrino che
questi fondi pensioni, a seconda delle azioni in borsa (basso-medio-alto rischio),
non portano ricavi ma solo perdite (es. 10.000 euro in fondo, primo anno perdo -50% pari al 5.000 euro, il secondo guadagno +50% pari non agli stessi 5.000 ma al loro 50% cioè 2.500, non pareggiando ma arrivando a 7.500 quindi sempre perdendoci!!) come ha potuto il governo imporre questo sistema ai cittadini? Eppure ha potuto, forse considerando che tra le banche in gestione fondo ce ne potrebbero essere alcune di proprietà di “
qualcuno“… e non mi soffermo suoi nomi.
Tra l’altro il legame Banche-Sgr fa comprendere come sia nell’interesse degli istituti di credito coinvolgere piu’ clienti possibili verso i propri fondi.Il T.F.R. venne creato dalla legge per dare un apposito “Trattamento di Fine Rapporto” ai lavoratori, liberi di sceglierne poi l’utilizzazione di fatto. Ma se vi è l’obbligo di devolverlo in fondi di pensione integrativa, allora cessa la vera utilità di questo istituito vincolando le libere manovre del cittadino. E, come al solito, a guadagno di banche che speculano sopra a questi
13 miliardi e mezzo di euro di T.F.R. complessivi. Se poi aggiungiamo il fatto che alcune banche come la San Paolo di Torino (cfr.
intervista su Report) hanno creato un portafoglio “spazzatura” dove far finire i soldi dei contribuenti per la gestione di azioni rischiose ed altri portafogli per il loro guadagno il gioco diviene molto sporco: ma la tardiva opposizione del Ministero degli Interni e della Consob (che aveva scoperto il trucco) hanno provocato un “no luogo a procedere” contro la San Paolo banca per scadenza dei termini perentori, a discapito dei cittadini rimasti “fregati”.
E’ ora che il governo risolva il pasticcio del precedente governo, cercando il piu’ possibile di ritornare ad un sistema pensionistico pubblico funzionante, lasciando i fondi integrativi come aggiunta e non imponendo questa “terza gamba” senza dare garanzie.
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