Archive for the 'BG Welfare' Category

Precariato e Sanità. Due nodi cruciali per la politica italiana: uno da risolvere e l’altro da salvaguardare

Sabato, Settembre 23rd, 2006

(Scritto per BlogGoverno)

Ci sono due questioni che mi preocupano in questo periodo della politica italiana: la flessibilità del lavoro e i tagli alle Pubbliche Amministrazioni.

Lavoro: sono un sostenitore della riforma Biagi perché le forme contrattuali introdotte (eccezion fatta per job on call e job sharing) sono ben elaborate da un punto di vista giuridico, ma mi rendo conto che l’applicazione senza controlli o limiti sta portando ad una flessibilità che va rinominata in precarietà.

Sanità: l’Italia è in deficit e questo è un dato di fatto; le pubbliche amministrazioni sono il motore delle nostre città e i tagli potrebbero portare a dei malfunzionamento a danno dei cittadini; se è vero che gli enti locali potranno aumentare l’Irpef è anche vero che se il taglio toccherà anche in minima parte la sanità allora la finanziaria di Schioppa l’etichetterò come “sbagliata”.

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Call center tra lavoro e bilancia: una nuova dieta.

Giovedì, Agosto 24th, 2006

ufficio di call center(Scritto per BlogGoverno)

La circolare n. 17 del 14/6/06 del Ministero del Welfare ha allertato in questi giorni i datori di lavoro che fanno uso di contratti di collaborazione a progetto per le attività di call center. E le imprese già minacciano i ricorsi.
La circolare contiene dei criteri di controllo per gli Ispettori del lavoro che, qualora rilevassero la non sussitenza dell’autonomia di prestazione, procederanno d’ufficio per la conversione in contratti di lavoro subordinato.

La magistratura rimane ovviamente presente, ma considerando che i lavoratori difficilmente agiscono per convertire un contratto credo sia utile e necessario avere un Ispettorato che funzioni (dandogli gli strumenti e sollecitadolo visto che non mi sembra molto attivo), in tutela non solo dei lavoratori ma anche della legalità in generale.

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Ghanese sventa rapina, il lavoro in nero passa in secondo piano.

Martedì, Agosto 15th, 2006

Il ghanese che sventò la rapina in un supermercato di Parlermo ora ha ottenuto il permesso di soggiorno, diciamo ad honorem (notizia tg5). Benissimo, non ho nulla in contrario. Ma perché non si parla di risvolti sindacali per il fatto che (ovviamente, essendo privo di permesso di soggiorno) egli lavorava “in nero” nel supermercato?

E’ qui che bisognerebbe intervenire. Non dico contro il ghanese, ma contro il supermercato e contro i datori che si approfittano di manodopera escludendo veri rapporti contrattuali.
Ritengo che il legislatore dovrebbe intervenire adottando serie misure di controllo e sanzionatorie. Ad esempio affidando agli Ispettorati del Lavoro l’obbligo funzionale di ispezionare frequentemente i locali di lavoro e irrogare sanzioni severe ai datori che non rispettano la legge (sia per le misure di sicurezza, che di sfruttamento del lavoro nero, che dell’abuso di forme contrattuali precarie dissimulanti rapporti a tempo indeterminato), elevando le responsabilità penali cui andrebbero incontro.Magari il legislatore dovrebbe investire i Sindacati di più poteri per agire anche autonomamente in tutela dei lavoratori (previo accertamento di requisiti per farlo, comprensivi di circostanze oggettive ed elementi probatori). I sindacati mi sembrano addormentati mentre la storia ci ha insegnato la loro importanza nel mercato del lavoro e nella tutela dei diritti.(Pubblicato su BlogGoverno)

Tassisti, Bersani, concertazione raggiunta. Qualche modifica al decreto.

Martedì, Luglio 18th, 2006

Lunga la trattativa tra tassisti e governo, ma alla fine l’accordo è stato ragiunto e messo per iscritto in un emendamento al decreto Bersani sulla liberalizzazione. Il ministro per lo Sviluppo economico dichiara alla stampa che “la vertenza si è chiusa con un pareggio…” mentre per i tassisti risulta come una piccola vittoria. Anche Leonello Bittarelli dell’Uri (in rappresentanza dei tassisti) è soddisfatto e dichiara: “abbiamo vinto, scompaiono il cumulo e la doppia targa, hanno accettato le nostre proposte anche per quanto riguarda la possibilità di avere il secondo conducente”.

Nella relazione sul novellato art. 6 del decreto 223/2006, si legge: “Il nuovo articolo si basa sul principio fondamentale di offrire ai Comuni una serie di facoltà tra le quali potranno scegliere quelle più idonee alle esigenze locali di potenziamento del servizio, ove necessario e, comunque, previa consultazione delle commissioni consultive previste dalla vigente legge statale o dalle leggi regionali.”L’emendamento comporterà per i Comuni la facoltà di disporre di ulteriori turni giornalieri per auto, grazie a collaboratori e familiari; prevedere temporanemente sostituti di guida allorquando necessario; disporre di bandi straordinari a titolo oneroso o gratuito per il rilascio delle licenze,… Bersani spiega che “si offre ai Comuni un menu di soluzioni adatte alle diverse realtà”.Nonostante giudichi positiva la modifica, un dubbio viene a Fabio Parigi - portavoce di Confartigianato Taxi - in merito al “principio del bando straordinario fuori programmazione”, ma il ministro lo rassicura che trattasi di ipotesi limitata ad eventi eccezionali.

Ora non rimane che attendere la votazione a Palazzo Madama prevista per il 24 luglio. Di conseguenza dovrebbe venir spospeso lo sciopero proclamato per il giorno successivo. Ma ciò che potremmo chiederci è se effettivamente l’emendamento risolverà il problema sorto circa la cessione “sottobanco” delle licenze (come scriveva un tassista a Il Manifesto il 7 luglio u.s.), se cambierà qualcosa nelle città dove la domanda di trasporto in taxi è maggiore dell’offerta ed, infine, se l’accesso alle professioni sarà liberalizzato “a tutti gli effetti” come voleva la ratio originaria.

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Montezemolo: la Biagi non va toccata

Venerdì, Maggio 26th, 2006
Montezemolo, Confindustria (immagine da AndKronos)
Ieri, 25 maggio, Montezemolo ha espresso la necessità (a dire di Confindustria) di mantenere la legge Biagi, senza modificarla ma aggiungendovi il capitolo sugli ammortizzatori sociali. Quindi modificarla, perchè anche l’aggiunta di un capitolo è di fatto una modifica. Nel programma dell’Unione non c’è l’abrograzione o complessa modifica della Legge 30/2003 e relativo decreto attuativo d.lgs. 276/2003. Semplicemente si parla di azioni correttive alla legge.
Aggiungere gli ammortizzatori sociali? Giustissimo. Ma non solo.Dove vanno fatti invece gli altri ritocchi? Eliminando il Job on call perchè, salvo eccezioni, è una forma di facile rivestimento precario, fortunatamente poco utilizzata. Eliminando il Job sharing perchè è assurda una obbligazione solidale in un rapporto di lavoro individuale (”individuale” e “solidale” si contrappongono fortemente, poi non si parla di debiti come la generalità delle obbligazioni ma di rapporto di lavoro) e anche qui abbiamo la fortuna di uno scarso utilizzo in Italia, anzi dell’assoluto inutilizzo.

Personalmente credo che la riforma Biagi vada mantenuta perchè è il mercato a richiederla, ma lo stesso mercato per durare ha bisogna che la flessibilità non si trasformi in precarietà inserendo delle limitazioni e delle tutele: rendere i contratti flessibili applicabili ad una percentuale massima di forza lavoro (es. 5%) o, secondo ipotesi già accennate dal governo Prodi, rendere più costosi questi contratti flessibili (o meno costoso il lavoro fisso) cosicchè vengano utilizzati dai datori solo nei casi in cui ne abbiano effettivamente necessità (adesso costano meno quindi è normale che le azienda scelgano contratti flessibili anzichè spendere di più in contratti a tempo indeterminato, nonostante i rapporti si configurino effettivamente come tali, che chiamo “subordinati standard”).

Per le tutele, inoltre, sarebbe utile rendere più agevole e veloce il ricorso legale quando un rapporto viene configurato con un contratto non adatto: tutela prevista dall’ordinamento giuridico ma inapplicabile nella maggior parte dei casi per via dei costi e tempi legali (per l’onere della prova va ricordato che i giudici si basano su appositi indici giurisprudenziali, ma è difficile e tortuosa una causa in questo ambito soprattutto per le relazioni di lavoro tra datore e lavoratore che si comprometterebbero inevitabilmente).

Basta strumentalizzare tutto: concertazione tra le parti e collaborazione nelle riforme può indirizzare nell’equa e attesa soluzione. Non nell’interesse di alcuni ma di tutti.

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Pensione integrativa o azioni speculative?

Lunedì, Maggio 22nd, 2006
Chi ha visto ieri sera la puntata di Report (Rai) sarà rimasto allibito scoprendo che la maggior parte delle pensioni integrative vengono gestite da SGR legate a Banche e quindi con conflitti d’interesse nella gestione. Banche che investono il danaro dei risparmiatori i quali potrebbero non ricevere indietro nemmeno il danaro depositato tramite quota di T.F.R. nei fondi di pensione.
Si, perchè con la riforma che entrerà in vigore nel 2008 (salvo nuove decisioni dell’attuale governo), i lavoratori dovranno decidere dove destinare il proprio Trattamento di Fine Rapporto, scegliendo tra il deposito in azienda (come adesso, insomma), fondi pensioni presso banche ed assicurazioni o quelli prevista dalla contrattazione collettiva. Il silenzio-assenso del lavoratore (nei 6 mesi di tempo concessi dall’entrata in vigore del decreto) comporterà l’automatica scelta (appunto “assenso“) della soluzione prevista dal legislatore, che ancora non si conosce.Ma se è effettivamente si è evidenziato come i conti matematici dimostrino che questi fondi pensioni, a seconda delle azioni in borsa (basso-medio-alto rischio), non portano ricavi ma solo perdite (es. 10.000 euro in fondo, primo anno perdo -50% pari al 5.000 euro, il secondo guadagno +50% pari non agli stessi 5.000 ma al loro 50% cioè 2.500, non pareggiando ma arrivando a 7.500 quindi sempre perdendoci!!) come ha potuto il governo imporre questo sistema ai cittadini? Eppure ha potuto, forse considerando che tra le banche in gestione fondo ce ne potrebbero essere alcune di proprietà di “qualcuno“… e non mi soffermo suoi nomi. Tra l’altro il legame Banche-Sgr fa comprendere come sia nell’interesse degli istituti di credito coinvolgere piu’ clienti possibili verso i propri fondi.Il T.F.R. venne creato dalla legge per dare un apposito “Trattamento di Fine Rapporto” ai lavoratori, liberi di sceglierne poi l’utilizzazione di fatto. Ma se vi è l’obbligo di devolverlo in fondi di pensione integrativa, allora cessa la vera utilità di questo istituito vincolando le libere manovre del cittadino. E, come al solito, a guadagno di banche che speculano sopra a questi 13 miliardi e mezzo di euro di T.F.R. complessivi. Se poi aggiungiamo il fatto che alcune banche come la San Paolo di Torino (cfr. intervista su Report) hanno creato un portafoglio “spazzatura” dove far finire i soldi dei contribuenti per la gestione di azioni rischiose ed altri portafogli per il loro guadagno il gioco diviene molto sporco: ma la tardiva opposizione del Ministero degli Interni e della Consob (che aveva scoperto il trucco) hanno provocato un “no luogo a procedere” contro la San Paolo banca per scadenza dei termini perentori, a discapito dei cittadini rimasti “fregati”.

E’ ora che il governo risolva il pasticcio del precedente governo, cercando il piu’ possibile di ritornare ad un sistema pensionistico pubblico funzionante, lasciando i fondi integrativi come aggiunta e non imponendo questa “terza gamba” senza dare garanzie.

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