Giovedì, Agosto 23rd, 2007
Parto da un articolo letto sul Corriere della Sera del 13 agosto e dal successivo completo di tabelle con dati statistici sull’occupazione; passo per l’articolo del 19 agosto intitolato “Le leggi dettate dall’ideologia” e da un articolo letto su una rivista in cui si intervistano alcuni giuslavoristi, per arrivare al post di Supramonte “Precarietà: Repetita Iuvant” cui ho immediatamente commentanto con queste riflessioni su pacchetto Treu e legge Biagi.
Nell’articolo del Corriere i dati parlano chiaro: la riforma Biagi ha portato ad un miglioramento dell’occupazione e a diminuzione della disoccupazione.
Orbene, bisogna attentamente controllare che nei dati sulla diminuizione della disoccupazione non rientrino anche i contratti a termine (tipici o a progetto) perché altrimenti i dati non sarebbero molto corretti.
Leggendo l’articolo sul Corriere che pubblicava le tabelle con percentuali, vedo che la disoccupazione è diminuita sia in una comparazione dati di contratti a tempo determinato, sia in una comparazione dei contratti senza la c.d. “scadenza del prodotto”.
Quindi la legge Biagi ha migliorato l’occupazione, come i dati mostrano nella tabella citata ed esposta dal Corriere.
Il problema del nostro attuale mercato del lavoro credo sia nel “matrimonio” tra datore di lavoro e lavoratore, non tanto nelle forme contrattuali adoperabili. » Continua…
Sabato, Maggio 5th, 2007
Articolo di Luca Lodi, marzo 2007
Il sistema del Welfare State italiano è costretto a retrocedere di anni per fronteggiare un problema economico che ha investito le casse dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Tale retrocessione non è obbligatoriamente un punto negativo, ma non possiamo non osservare come stia diventando fondamentale il sistema di previdenza privata, introdotto in Italia nella seconda metà del XIX secolo, piuttosto che quello pubblico che lo ha seguito sino ad oggi come “sistema primario”. Agli occhi di molti, questa necessità (previdenza integrativa o complementare) è presto trasformata in una virtù.
Il legislatore, nella riforma con le sue modificazioni complessivamente considerate, agli occhi di chi scrive pare aver sottovalutato taluni aspetti che si ritengono interessanti per una consapevolezza della materia nella sua evoluzione. » Continua…
Venerdì, Aprile 27th, 2007
L’indirizzo dato dal ministro del lavoro Cesare Damiano si sta dimostrando efficace: in sei imprese su dieci è emerso il lavoro irregolare (qui i dati in pdf). Se c’è la vera intenzione di scovare gli imprenditori che assumono manodopera sommersa, questa è la dimostrazione che ci si può riuscire. Basta avere un ministero del lavoro che dia l’indirizzo giusto e le risorse (economiche e di personale ispettivo) perché ciò avvenga. Damiano l’ha fatto e ha già annunciato l’assunzione di nuovi ispettori, perché creare sanzioni senza poi attuare i controlli serve a ben poco. Ma questo governo ha deciso di darci un taglio. Così da bloccare, almeno in parte, il lavoro nero e recuperare i contributi omessi (a danno della collettività) dai datori di lavoro disonesti. Sì, perché trattasi di disonestà imprenditoriale.
Domenica, Aprile 15th, 2007
Il 13 aprile il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro del lavoro Cesare Damiano e del ministro della salute Livia Turco, ha varato un nuovo disegno di legge in materia di sicurezza sul lavoro. E’ da tanto che se ne parla, perché gli incidenti sul lavoro sono troppi e spesso anche mortali. Ora un nuovo testo è al vaglio delle camere, il Parlamento legifererà o litigherà?
Personalmente non credo servano altre disposizioni per migliorare la sicurezza del lavoro. La normativa attuale potrebbe essere più che sufficiente; il vero problema è che si è troppo superficiali nella sua applicazione pratica. » Continua…
Martedì, Marzo 6th, 2007
(ANSA) I datori di lavoro pubblici e privati non possono controllare la posta elettronica e la navigazione in Internet dei dipendenti, se non in casi eccezionali. Lo ha stabilito il Garante per la Privacy, rilevando che “spetta al datore di lavoro definire le modalità d uso di tali strumenti ma tenendo conto dei diritti dei lavoratori e della disciplina in tema di relazioni sindacali”.
La notizia è di ieri, l’abbiamo sentita ai TG e la troviamo sui giornali. Vorrei precisare che il Garante non dice nulla di nuovo. » Continua…
Lunedì, Febbraio 5th, 2007
Pensioni da 3 a 10 mila euro al mese. Con soli cinque anni di mandato. Prese già a 50 anni. E cumulabili con qualsiasi altro reddito. È il vitalizio di cui godono gli ex parlamentari. Ma per i loro privilegi nessuno parla di riforma
(Primo Di Nicola su L’espresso)
Già lo sapevo che per un parlamentare cinque anni di mandato bastano e avanzano per avere la pensione assicurata. Ma leggere i dati nell’articolo-allarme de L’espresso mi ha lasciato davvero l’amaro in bocca.
Comprendo e accetto (con riserva…) che al parlamentare siano concessi privilegi particolari che il dipendente di un’azienda privata di media dimensione non può permettersi, ma arrivare a pensare di dare un vitalizio di “minimo” 3.000 euro mensili con soli cinque anni di mandato è davvero vergognoso. Una legge speciale che permetta ciò sarebbe uno scandalo, ma fidatevi: lo è anche permettere che ciò accada tramite l’autonomia regolamentare concessa a Camera e Senato ai sensi della legge 400/88. » Continua…
Venerdì, Gennaio 26th, 2007
La polemica sulle liberalizzazioni sappiamo non essersi ancora conclusa. Di rado, però, emerge dalle discussioni l’obbligo comunitario previsto dal Trattato istitutivo della Comunità Europea: si pensi alla libera circolazione delle merci, delle persone e dei capitali – tra le politiche della Comunità – disciplinate dagli artt. 23 e ss. del TCE.
La parola “liberalizzazione”, possiamo osservare, è espressamente sfruttata dal legislatore comunitario con riferimento alla liberalizzazione dei servizi (art. 52), ma è oggetto di tutto il Titolo III (della “Libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali”). E proprio in ottemperanza degli obblighi presi con l’Unione europea, le liberalizzazioni cominciarono anni indietro. Furono ostentate da alcuni Ordini professionali (come quello forense, tra i più audaci in materia) allo scopo di salvaguardare privilegi acquisiti. » Continua…